Il nuovo modello svedese: Internet dalla culla alla tomba.

E' facile pensare alla Svezia come alla terra della telefonia mobile grazie ai successi inanellati dal gruppo Ericsson. E' forse ancora più ovvio collegare l'entusiasmo che circonda in questo Paese la comunicazione "senza fili" alla particolare connotazione geopolitica che vede appena nove milioni di abitanti dividersi un territorio enorme e poco ospitale.
Grattando i luoghi comuni è però già visibile una realtà molto diversa e più profonda: la rivoluzione tecnologica ha cambiato radicalmente la società svedese senza tradirne i principi tradizionali fondati sul Welfare State e sulla solidarietà.

La Svezia rappresenta oggi il modello sociale ed economico più avanzato del mondo che umilia pesantemente gli Stati Uniti e fa sembrare strabici i tanti italiani che guardano a Londra o a Madrid. Davanti ai giovani e simpatici miliardari della new economy svedese che girano per Stoccolma in mountain-bike rimanendo "saccopelisti" ad oltranza, le visioni da "terza via" sbiadita di un Blair, o quelle tardo-liberiste di un Aznar, sembrano appartenere al modernariato ideologico.
Il modello svedese dimostra che le tecnologie dell'informazione hanno la potenzialità di determinare un mutamento strutturale nell'economia reale senza essere in contraddizione con un robusto finanziamento pubblico del sistema di sicurezza sociale e senza far sprofondare la società hi-tech nella sindrome da Wall Street anni Ottanta. Le ragioni del boom economico svedese (il pil del 1999 è cresciuto del 4%, la disoccupazione è scesa al 6,6%) sono ben altre:


- liberalizzazione radicale dei mercati e dei servizi;

- forte sistema d'istruzione pubblica che punta sulle lingue straniere, la scienza e la tecnologia;


- imponenti spese nella ricerca e nello sviluppo (in Svezia rappresentano il 3,8% del pil rispetto al misero 1,1% italiano).


L'insieme di questi fattori ha creato un mix irresistibile che fa della Svezia il Paese con il record nella diffusione di pc, telefonini e web (il 55% della popolazione ha accesso ad Internet contro il 16% in Italia) e, soprattutto, il leader mondiale nel settore strategico dei canali di telecomunicazione a banda larga che hanno una velocità di trasmissione dati venti volte superiore ai modem della tv via cavo diffusi negli Stati Uniti. E' ormai proprio nel settore delle reti abbinate di telefonia mobile e Internet (e non in quello della produzione di telefonini dove è in ascesa la leadership del gigante finlandese Nokia) che si concentra il focus strategico di Ericsson.

E i risultati finanziari del primo trimestre 2000, comunicati qualche giorno fa dalla società svedese, sono straordinari (utile consolidato più che quadruplicato rispetto allo stesso periodo del 1999) e lasciano intravedere un futuro altrettanto roseo per il gruppo, che gode un vantaggio competitivo sia a livello di posizionamento nel mercato dell'infrastruttura cellulare (controllandone più di un terzo) che di innovazione tecnologica. Le quotazioni del titolo Ericsson alla borsa di Stoccolma si sono impennate negli ultimi giorni e registrano un aumento da inizio dell'anno superiore al 40%.
Se Ericsson è la punta di diamante dell'economia svedese, sono le quasi ottocento società Internet che operano a Stoccolma a dare il segno della rivoluzione tecnologica in atto e a rappresentare l'impeto giovanile che caratterizza la nuova Seattle scandinava. Il vento di Internet ha vivificato gli altri settori produttivi della capitale dando vita ad una sinergia positiva che si é estesa al design, all'industria discografica, a quella delle costruzioni e alle attività legate al ristoro e al divertimento. E' sufficiente entrare nella metropolitana cablata e osservare le giovani famiglie con passeggini a due o tre posti per comprendere che qualcosa di nuovo sta succedendo nella società svedese.
E sarebbe forse anche il caso di iniziare a riflettere se in termini di opportunità future vale di più una Ferrari in garage per i nuovi ricchi o una fiscalità intelligente (in Svezia le imposte sulle persone fisiche raggiungono attualmente il 55%, mentre quelle sulle società non superano il 30%) che finanzia la formazione tecnologica delle persone e l'innovazione delle imprese.
E' questa la carta vincente del nuovo modello svedese. Altro che telefonini!