Attenzione alle piccole banche virtuali

Come evidenzia un recente studio di Gemina Consulting, il connubio tra istituti di credito e Internet ha grandi potenzialità: il costo di un'operazione bancaria effettuata con i sistemi tradizionali (filiale) è di 2880 lire, mentre via Internet supera di poco le 80 lire. E' questa la ragione principale che ha spinto le banche dei Paesi più avanzati ad investire pesantemente nei servizi online. Anche in Italia le cose sembrano muoversi dopo qualche incertezza di troppo. Sia Banca Intesa (Cariplo e Ambroveneto) che Unicredit, i due principali gruppi del nostro Paese, hanno annunciato investimenti miliardari (rispettivamente 1500 e 2000 miliardi) nel settore dei servizi Internet.
Non bisogna credere, però, che banca virtuale significhi esclusivamente la creazione di un canale distributivo supplementare tramite web (banca online). La banca virtuale è infatti quella dove anche la struttura e i processi aziendali interni sono virtualizzati. Se gli ordini arrivano alla banca via Internet, ma sono evasi con le vecchie procedure cartacee, perfino il vecchio sportello (dove il sistema è automatizzato) ridiventa competitivo.
Sono invece già disponibili sistemi esperti che consentono la standardizzazione telematica dei processi operativi della banca (anche quelli più complessi, come quelli inerenti alle attività di impiego) e quindi la loro gestione online (sia nei rapporti con la clientela che dal punto di vista dei processi aziendali interni) da parte di operatori bancari inesperti. Tali "motori decisionali" hanno tra l'altro il vantaggio di rendere più trasparente il processo decisionale: le deviazioni dal sistema-guida risulteranno evidenti e dovranno essere giustificate caso per caso (addio alla discrezionalità dei funzionari bancari?).
Se la banca online sembra essere il modello seguito dalla maggior parte dei grandi gruppi bancari (attualmente in fase di concentrazione), la virtual bank potrebbe rappresentare il futuro delle aziende bancarie minori. Queste godono, infatti, di due notevoli vantaggi competitivi. Il primo è costituito dal fatto che la virtualizzazione dei processi bancari determina l'abbandono del concetto di massa critica/economia di scala attraverso l'outsourcing delle funzioni distributive (collocamento dei prodotti della banca attraverso reti esterne) e la delocalizzazione delle attività bancarie (che consente di utilizzare strumenti più flessibili come il telelavoro). Il secondo deriva dalle gravi resistenze che incontreranno le banche maggiori ad abbandonare il modello territoriale fondato sullo sportello.
Ci sono comprensibili (ma poco realistiche) preoccupazioni per gli aspetti occupazionali della rivoluzione telematica e i timori che sempre accompagnano l'accantonamento dei sistemi tradizionali. I grandi gruppi seguiranno, dunque, una strategia integrata che inizialmente punterà a Internet come canale commerciale aggiuntivo e a una trasformazione delle filiali in supermercati finanziari in grado di fornire una serie di servizi per la clientela (inclusa la domiciliazione di un prodotto acquistato via Internet con la carta di credito dell'istituto). Ma è chiaro che la transizione lenta verso la banca virtuale imporrà ritardi e costi (in termini, ad esempio, di duplicazione di procedure e database) che renderanno più competitive le iniziative che abbracceranno senza compromessi il modello telematico. Raffaele Cadin